24 April 2002
commerce
Third Commercial Workers'
Summit
Sydney, Australia, 16 - 18 April 2002
Documents and presentations
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Il proselitismo, il dialogo sociale e la contrattazione collettiva nelle multinazionali del commercio I processi di integrazione delle economie, la mobilità dei capitali, la liberalizzazione del commercio e degli investimenti, l’internet society sono i grandi cambiamenti del nostro tempo. Le multinazionali, che operano in macro aree geografiche economicamente integrate, sono i principali soggetti economici di questa globalizzazione; la rivista americana Forbes ci ha recentemente informato che proprio una multinazionale del commercio, la Wal-Mart, è la prima al mondo in termini di valore economico e finanziario. Il mercato globale, che attualmente non è né concertativo né solidale, che non riesce a ridistribuire equamente ricchezza, potere e sapere, va governato per non far passare le tesi liberiste che invece sembrano essere quelle maggiormente professate dal potere finanziario internazionale. Le principali imprese transnazionali stanno crescendo; nell’Unione Europea negli ultimi quattro anni le multinazionali del commercio si sono assestate sul mercato con processi di fusioni e acquisizioni a livelli mai conosciuti in passato; tanto che la Commissione Europea ha prodotto nel febbraio scorso un documento con il quale invita le parti sociali europee ad esprimere i loro pareri sulle "ristrutturazioni aziendali socialmente sostenibili". In questo scenario diventa allora indispensabile che la concertazione, il dialogo sociale e la concorrenza leale tra le imprese del commercio a livello internazionale possa svilupparsi per contribuire a costruire un sistema globale fondato su valori sociali, economici e politici condivisi. Come sindacati crediamo che attraverso il dialogo sociale con le multinazionali si possano promuovere i valori dello sviluppo sociale e della democrazia, e instaurare al contempo dei rapporti sindacali che potrebbero prendere a riferimento le recenti esperienze che abbiamo vissuto in Europa con i Comitati Aziendali Europei. Il lavoro profuso da UNI nell’avviare relazioni sindacali con le multinazionali, non solo a livello europeo ma anche a livello mondiale, è stato ampio e di grande importanza. Tutti noi ci rendiamo conto di quanto sia difficile avere un dialogo costruttivo con le multinazionali; tuttavia, come dimostra l’esperienza Carrefour, quando c’è volontà politica tra le parti ed interessi convergenti, è possibile avere delle corrette relazioni sindacali. Questi accordi negoziati con le multinazionali sono per noi fondamentali perché permettono di consolidare l’esercizio dei diritti sindacali ai vari livelli, o promuoverli laddove non esistono (perché manca una legislazione di sostegno o perché la presenza sindacale è debole). A mio modo di vedere UNI deve potenziare, con il sostegno degli affiliati, questo suo ruolo di interlocutore negoziale con le multinazionali. Certo il percorso è in salita, anche perché non ci aiuta il fatto di non avere, per esempio, una legislazione mondiale che preveda una qualche forma di diritto di informazione, di consultazione e di partecipazione. Oggi quindi i tavoli negoziali con le multinazionali vanno conquistati di volta in volta, e possiamo fare affidamento solo sulla forza sindacale che abbiamo e che possiamo esprimere. Una qualche forma di sostengo ci viene dalle Linee guida dell’OCSE sulle multinazionali che sanciscono diversi principi cardine, tra i quali il rispetto dei diritti umani da parte delle multinazionali che si presentano per la prima volta su un mercato, e l’indicazione a promuovere una formazione dei lavoratori che possa favorire maggiori e migliori opportunità occupazionali. E’ vero che si tratta di uno strumento utile solo se i Governi saranno in grado di impegnarsi concretamente per l’attuazione di queste linee guida, ma è anche vero che esse comunque rappresentano un’opportunità per una diffusa iniziativa sindacale internazionale nei confronti delle multinazionali, se il processo è appunto governato in chiave concertativa tra le parti sociali. In questo contesto i Codici di condotta che abbiamo negoziato con diverse multinazionali del settore, a livello nazionale o internazionale, sono un’esperienza molto significativa perché ispirati dalla comune filosofia di promuovere una concorrenza leale tra le imprese, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, facendo sì che si rispettino almeno tutti i diritti fondamentali del lavoro, a partire dalla libertà di associazione, di libertà sindacale e di contrattazione. Accanto al grande obiettivo delle libertà e dei diritti sindacali, credo che a livello internazionale vada potenziato il dialogo sociale sul tema delle responsabilità sociale delle imprese, che abbiamo affrontato questa mattina. Oggi una multinazionale, nel momento in cui decide di impegnarsi su questo versante, ha la possibilità di interloquire con una miriade di soggetti che, a vario titolo, si presentano sulla scena mondiale quali portatori di una certa mission; la multinazionale quindi, asseconda delle problematiche o degli interessi in gioco, è messa nella condizione di poter scegliere con chi confrontarsi. In questo modo, se non si chiariscono e si delimitano gli obiettivi e i ruoli, si rischia di minare la base giuridica, i diritti acquisiti e quanto sin qui ottenuto relativamente al dialogo sociale e ai rapporti tra sindacati e multinazionali. Credo che come UNI dobbiamo sostenere con forza, e quindi agire di conseguenza, che il Sindacato è, proprio per gli interessi che rappresenta, il soggetto principale con il quale le multinazionali devono confrontarsi. L’impressione è che su questa materia della responsabilità sociale e delle ristrutturazioni socialmente sostenibili, stia passando un’impostazione a livello globale per la quale il ruolo sociale viene scaricato dai Governi sulle spalle delle imprese. Invece su questa materia dobbiamo rivendicare il ruolo negoziale del Sindacato internazionale per rafforzare il rapporto tra impresa e sindacati ai diversi livelli: dovremmo chiarire con le multinazionali che cosa significhi responsabilità sociale e verso quali soggetti si è responsabili, che non possono che essere i lavoratori innanzitutto. Si dovranno individuare i principali obblighi delle imprese, a partire da quello della negoziazione collettiva, della consultazione ed informazione dei lavoratori e delle lavoratrici, delle forme di partecipazione economica, di un sistema partecipativo di attuazione, controllo e monitoraggio dello strumento prescelto (accordo aziendale a livello mondiale, codice di condotta, ecc). Ad oggi vi è stata una proliferazione di diverse esperienze di responsabilità sociale delle imprese. I codici di condotta di impresa e di settore sono i più diffusi, ma negli ultimi anni anche gli investimenti etici, i fondi etici ed un certo attivismo da parte degli azionisti comincia, anche in Europa, a giocare un ruolo interessante. Infatti il Sindacato potrebbe dedicare una specifica attenzione all’utilizzo dei fondi pensione e alla eticità degli investimenti che da essi ne derivano, quindi cominciare a ragionare con le multinazionali della gestione etica dei fondi pensione, una gestione bilaterale che materia potrebbe consentirci di modificare il comportamento delle imprese stesse. Ovviamente per il sindacato tali strumenti dovrebbero essere decisi e posti in atto con la piena consultazione e partecipazione sindacale ai vari livelli. Da quanto esposto appare chiaro quindi che diventa sempre più urgente conciliare la pace con lo sviluppo, economico e sociale; occorre assolutamente accorciare le distanze tra il livello nazionale e il livello mondiale. Per questo occorre un mercato delle opportunità e con regole. A livello internazionale si deve affermare sempre di più il diritto a regole codificate, alle clausole sociali, e soprattutto ad una rappresentanza sindacale libera e democratica. E’ per questo che UNI deve diventare una struttura di livello negoziale: i tempi non sono immediati, così come non sono certe le convinzioni in materia. La democrazia economica, l'esclusione sociale, le pari opportunità, la legislazione sociale, il mercato del lavoro per i diritti e il benchmarking salariale sono tutte questioni che interessano alle persone che rappresentiamo, perché direttamente correlate ad una contrattazione collettiva che diventa sempre più ancorata al quadro internazionale di riferimento. Sicuramente a livello nazionale non abbiamo ancora sufficientemente ragionato su come possiamo utilizzare l’attività sindacale internazionale che si sta sviluppando nel commercio per sostenere meglio le nostre rispettive politiche organizzative. Certamente un proselitismo che si basa su una prospettiva di dialogo sociale a livello mondiale, può significare per noi prospettive più ampie.
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